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W BULLA

Lettera Politica N. 756

Vinicio Bulla, imprenditore vicentino ha deciso di dare un “bonus bebè” ai lavoratori della sua azienda che decidono di avere un figlio. Ha 79 anni e non vuole che i propri risparmi restino in banca. Li vuole dare sotto forma di un “bonus” ai suoi dipendenti che mettono al mondo un figlio: 550 euro al mese per coprire la retta dell’asilo nido e 250 euro al mese per quella della scuola materna. E’ stufo di vedere che al suo paese dell’altopiano di Asiago girino più sedie a rotelle di vecchi che carrozzine di bambini.
Bulla è un grande! Il significato della sua decisione va oltre l’iniziativa in sé. E’ un gesto di alto valore etico, espressione di una visione del mondo che antepone l’interesse della comunità a quello personale; che si preoccupa, più che del proprio portafoglio, del futuro del suo paese; che concepisce l’impresa come un tutt’uno fra capitale e lavoro; che supera e rende ridicola la lotta di classe.
Bulla ha fatto quello che non fa lo stato. Lui sì che combatte il crollo della natalità e si preoccupa del nostro futuro. Nostro, perché se nel suo paesino, come in tutti gli altri paesi italiani, non nasce più nessuno o quasi, il problema è di tutti noi.
Trent’anni fa l’avevo lanciato un allarme denatalità con un disegno di legge, ma non è stato preso in considerazione. Viviamo in una società dove prevale una minoranza che si occupa degli omosessuali, dei travestiti, degli uteri in affitto e del gender. Così in tutti questi anni non è stato fatto niente per contrastare il calo delle nascite, la cui conseguenza logica è l’invecchiamento della popolazione con tutti i problemi che ne conseguono, dalla spesa previdenziale a quella sanitaria. Tanto – dicono – ci pensano gli immigrati a rimpiazzare i bambini che non nascono più.
Bulla, oltre che un esempio, ha dato uno schiaffo morale a questo stato che non affrontando il problema di garantire il futuro agli italiani viene meno ad un suo dovere primario e si delegittima da solo.

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4 Comments

  1. Roberto Gallo
    Roberto Gallo Febbraio 12, 2019

    Si tratta di una iniziativa lodevole e che, ancora una volta, dimostra l’inefficienza dello Stato o, rectius, la volonta’ globalista di distruzione di un tessuto sociale, sia in termini economici che familiari.
    Si deve pero’ stare molto attenti alla subdola affermazione della “sostituzione etnica”, necessaria, in parole povere, a pagarci la pensione. E’ una grande sciocchezza, facilmente dimostrabile. Non entro nei dettagli ma, contrastando anche il marxiano fusaro-pensiero, gli africani non sostituiranno nessuno e non ci sara’ nessuna lotta tra poveri ad infimo stipendio. Cosi’ come i marxisti sbagliavano nel predicare che il sottoconsumo avrebbe fatto crollare il capitalismo, cosi’ i globalisti mentono sulla necessita’ di sostituzione. Non c’e’ gia oggi nulla da sostituire “in basso” – dove potrebbero essere impiegati i negri – e la sostituzione avviene gia’ a livello medio. L’impatto dell’Artificial Intelligence sta riducendo il personale ovunque nel mondo, divenendo il principale problema sociale gia’ alle porte. L’avanzare di sistemi automatici nelle procedure complesse attraverso strutture blockchain ridurra’ al minimo il livello impiegatizio medio-basso, rendendosi cosi’ assolutamente inutile qualunque immigrazione che, nella mente dei globalisti, ha il ruolo di testa di ponte per distruggere la Famiglia, vero nucleo fondante la Societa’, guarda caso nel Paese dove la Famiglia e’ – e sara’ – un Valore Assoluto. I famosi calcoli dell’INPS sono effettuati sulla base di unsoftware (Cerberus 2.0) che parte da presupposti superati, quali quelli della societa’ di ieri, non quella che si sta prefigurando. Da qui “i tristi lai” del servo sciocco, Tito Boeri.

  2. Beppino
    Beppino Febbraio 12, 2019

    OTTIMO articolo.
    Chiediamoci: noi come possiamo cambiare le cose? Come possiamo incidere sulla mentalità, cultura, visione della vita della gente?
    Beppino

  3. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Febbraio 12, 2019

    Grazie, Peppino, La risposta che posso darti è solo questa: dobbiamo unirci, organizzarci e lottare per ripristinare la normalità.

  4. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Febbraio 12, 2019

    Grazie Beppjno. La risposta che posso dare è una sola e semplice: dobbiamo unirci, organizzati e lottare per ripristinare la normalità

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