Press "Enter" to skip to content

Accorpare i comuni. Come in Trentino.

Lettera Politica N. 595

Italia: più di 8000 comuni. Il che vuol dire 8000 sindaci, 8000 giunte, 8000 consigli comunali, 8000 uffici anagrafe, uffici edilizia privata, uffici servizi pubblici, forse quasi ottomila centri elaborazione dati ecc. Tutto questo costa. Nel caso di comuni di una certa dimensione è pienamente giustificato, ma nel caso di comunelli è soltanto uno spreco.

Secondo statistiche pubblicate da Italia Oggi il 70% dei comuni italiani è sotto i 5000 abitanti, il 20% è sotto i 2000. Vi sono addirittura comuni con 100 o 200 abitanti. Tutti comprendono come si sia di fronte ad un vero e proprio inutile spreco di denaro, oggi che i mezzi tecnici (reti di computer) e di comunicazione rendono facilmente gestibili grandi volumi di dati e collegabili ampie aree geografiche.

In passato andava anche peggio: nel 1929 Mussolini con un colpo di penna cancellò per decreto ben 2000 comunelli senza chiedere niente a nessuno. Ne rimasero peraltro ancora troppi e, se le condizioni di allora potevano giustificarne alcuni, oggi non c’è più ragione perché vengano mantenuti.

In Trentino, regione di antiche costumanze asburgiche e di referendum popolari molto usati, è recentemente stato fatto un referendum per chiedere ai cittadini di 55 comuni se avessero avuto qualcosa in contrario a fonderli per lasciarne in tutto 19. In 15 casi la risposta è stata positiva; pertanto il Trentino in futuro avrà 39 comuni in meno, anche se il numero dei comuni rimasti sarà sempre alto: 178.

Si sa che gli Italiani sono molto attaccati al proprio comune che vedono come un’estensione della famiglia, un luogo quasi appartenente alla propria personalità e da difendere ad oltranza. Non per niente è di uso generalizzato il termine “campanilismo” che non è altro che il sentimento di appartenenza ad una comunità e quindi la necessità di render noto quest’appartenenza difendendone le istituzioni e le caratteristiche

A dire il vero il Trentino non è la prima regione a muoversi in questo senso.  L’ anno scorso nel Bolognese cinque comuni ci sono spontaneamente accorpati in uno solo che conta 30.000 abitanti. All’estero la tendenza all’accorpamento è pure presente: la Germania ha dimezzato i propri comuni e la Danimarca da 1388 li ha fatti diventare 275

C’ è un’altra ragione per l’accorpamento: l’Istat ha calcolato che i comuni in proporzione più costosi sono proprio quelli più piccoli e molte funzioni amministrative potrebbero essere risolte altrettanto bene o addirittura meglio aggregando i comuni minori.

In Italia la tendenza all’accorpamento cozza contro una serie di fattori: l’eliminazione di una serie di titoli appaganti per un numero di cittadini (sindaco, consigliere, assessore, presidente ecc.). Nei piccoli comuni il prestigio del titolo vale molto, anche se la remunerazione è minima.

Non si tratta peraltro di mettere in discussione quei valori che obiettivamente il Comune conserva e che, quando onestamente amministrato, lo rendono la più importante delle istituzioni politiche nella difesa dei cittadini contro lo statalismo e la burocrazia con la vicinanza degli eletti agli elettori e con un colloquio che permette di organizzare servizi adeguati. Si tratta solo di migliorare l’efficienza e la funzionalità dell’amministrazione con la razionalizzazione dei sistemi e dei programmi e con la modernizzazione di tutto l’apparato degli uffici comunali

Anche se il Trentino, con la sua tradizione di  referendum e di organismi volontari al servizio della comunità (pompieri, sicurezza eccetera) è stato l’antesignano di questo movimento accorpativo, non c’è dubbio che presto o tardi il suo esempio debba essere seguito anche da altre regioni e comuni in una spending review volontaria in questi tempi di vacche magre e di difficoltà per le pubbliche amministrazioni

3960 visite totali 3 visite oggi

Like
Like Love AhAh Wow Sigh Grrr

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *