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C’è debito e debito

Lettera Politica N. 596

L’errore più grave che si può fare nel valutare la crisi greca è di considerare il debito di uno stato come quello di una persona. Valutazione, questa abilmente indotta dai media filo-euro, ma che non  ha riscontro nella realtà. Un conto è il debito che un privato, cittadino o azienda, può contrarre con un altro privato, e un altro è il debito sovrano, ovvero quello che attiene gli stati che, normalmente, fronteggiano attraverso la stampa di moneta. Cosa che un privato cittadino non può fare.

La Grecia col referendum si è ribellata ai potentati finanziari che gestiscono l’Europa in nome di un semplice ragionamento: non possiamo far morire di fame un popolo in ossequio a regole finanziarie architettate per spoliare i popoli della loro ricchezza, grande o piccola che sia!

E non è neanche giusto.

E quanto questo sia vero lo dimostra proprio quello che è accaduto alla Germania, che oggi recita la parte del rigoroso esattore: Il 27 febbraio 1953, con il Trattato di Londra, il suo debito esterno, che risentiva pesantemente della sconfitta bellica, venne dimezzato con un tratto di penna.

Ci sono stati, come il Giappone (rapporto debito/Pil del 200%) o gli Usa ($ 1.400 Mld, previsti $ 2.900 in 3 anni) che hanno un debito pubblico di gran lunga superiore a quello greco. Eppure hanno delle economie fiorenti. Lo stesso vale per l’Inghilterrache furbescamente si è tenuta la Sterlina. Non sono al collasso. Perché? Per il semplice fatto che possono stampare moneta e con essa finanziare il debito.

La Grecia invece non lo può fare perché è nel perverso ed oppressivo sistema dell’euro, una moneta, l’unica moneta che non ha alle spalle uno stato e che viene gestita da delle oligarchie private, svincolate dal controllo democratico.

Lo stesso vale per l’Italia e per tutti quei paesi che si sono fatti ingabbiare dalla speculazione finanziaria di Bruxelles e sono tenuti in pugno con il debito.

Un debito che si autoalimenta per il sistema usuraio in cui il mondo è sprofondato a causa del dominio del capitalismo finanziario. Si pensi solo che il debito totale mondiale che è stimato di 200.000 Mld di dollari è il 286% del Pil del mondo! Il che non può certo significare che il mondo deve chiudere per fallimento!

La crisi Greca ha avuto, se non altro, l’effetto di mettere a nudo davanti agli occhi di tutti, anche di quelli che hanno la vista appannata dalla propaganda del potente establishment finanziario che domina gli stati, che così non si può più andare avanti e che – lo ha detto perfino Renzi!- o l’Europa cambia o è destinata a dissolversi.

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