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Götterdāmmerung

Lettera Politica N. 574

Quando c’era mamma Urss il Pci funzionava come un orologio svizzero e aveva i finanziamenti necessari alla sua gigantesca macchina.  Oltre alla vendita delle salamelle alle feste dell’Unità e ai proventi delle tessere, le principali fonti erano i cospicui pacchi di rubli che venivano dalla Russia, le tangenti riscosse sulle vendite che là facevano gli operatori italiani, le “regalie” di enti amici e banche e del mondo che ruotava attorno alle Cooperative che, con l’aiuto dei presidenti di enti locali e dei sindaci Pci, ottenevano incarichi e contratti remunerativi e giravano sottobanco parte dei loro utili al partito. E tutti  vivevano felici e contenti.

Ma tout lasse, tout casse tout passe, tout se remplace  (tutto si deteriora, tutto si rompe, tutto passa, tutto si sostituisce). Anche la perfetta macchina rossa cominciò a scricchiolare. Iniziò da Bologna, cuore dell’Emilia rossa, dove Guazzaloca riuscì incredibilmente a superare il candidato sindaco ex Pci; continuò con Parma, dove si insediarono prima un sindaco di centro, poi un 5 stelle; poi continuò con Rimini togliendola alla sinistra. Contemporaneamente crisi e scelte gestionali sbagliate facevano sentire il peso sul Monte Paschi e su varie cooperative edilizie. Un segnale indiretto ma indicativo è stato il recente stop al passante Nord di Bologna.

Vari scandali hanno interessato il mondo cooperativo. Il più eclatante è quello della “Coop 29 giugno”, guidata da Salvatore Buzzi, capofila di “Mafia capitale”. Il 2015 pare nato sotto una cattiva stella per le cooperative. Neanche una settimana dopo Capodanno il viadotto fra Palermo e Agrigento inaugurato 10 giorni prima e costato 13 milioni sprofonda trascinandosi l’affidabilità delle due principali cooperativa di costruzioni emiliane, la CCC e la CMA. Non passa un mese e ne salta un’altra  con sede nel parmense, la Di Vittorio, con un dissesto di 68 milioni di euro che inguaia  centinaia di famiglie che avevano affidato ad essa i risparmi di una vita per ottenere una casa acquistata, ora in predicato di venire persa. Il commissario del tribunale ha già ipotizzato un falso in bilancio per 19 milioni di euro. Intanto si scopre che gli amministratori (quasi tutti di area Pd) hanno fatto tutto all’insaputa dei soci. In questo caso  lo slogan “La coop sei tu” era falso: la coop erano loro. Il presidente nazionale di Legocoop, Poletti, è riuscito appena in tempo a saltare sulla poltrona di Ministro del Lavoro.

Sono scricchiolii e botti che non preannunciano niente di buono per le cooperative rosse. Resiste il complesso assicurativo che ha di recente messo a segno il colpaccio della SAI. Tuttavia l’oliatissima locomotiva che  riforniva di mezzi il vecchio Pci si sta arrugginendo e sta diminuendo la velocità fra scossoni e scandali.  Forse  è iniziato il crepuscolo del vecchio sistema finanziario rosso.

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