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Il Covid pone la sanità al centro

Lettera Politica N. 837

L’unico effetto positivo di quella disgrazia collettiva che si chiama Covid è stato quello di far accendere i riflettori sulla sanità che è stata sistematicamente trascurata dalla politica italiana per decenni. E pensare che l’Italia nel 1978 – onore al merito della Prima Repubblica- ha compiuto una delle più importanti realizzazioni della sua storia istituendo il Servizio Sanitario Nazionale, che è il sistema che a tutt’oggi funziona e che a livello internazionale è riconosciuto come uno dei sistemi migliori del mondo se non il migliore. Per chi non c’era o non ha seguito il dibattito che ha preceduto quella riforma, s’è trattato di migliorare e rendere più etico il sistema di assistenza sanitaria istituito dal Fascismo basta sulle mutue. Quel sistema, che pur era stato un enorme passo avanti dal punto di vista sociale, era basato sul fatto che ciascun lavoratore era assistito dalla sua mutua di riferimento in quanto lavoratore. Con la riforma del ’78 il sistema diventava “universalistico”, nel senso che ogni cittadino ha diritto all’assistenza sanitaria non perché lavoratore di questo o quel settore, ma per il semplice fatto di esistere. Applicazione sacrosanta di un principio etico: di fronte alla malattia siamo tutti uguali. Un principio che sembrerebbe scontato, specie per noi italiani che lo abbiamo, ma che così scontato non è dal momento che in molti stati, anche nei più avanzati, non è nemmeno preso in considerazione. Morale: una cosa buona in Italia almeno l’abbiamo. Però il principio non basta. Dev’essere applicato.
E dai dati Ocse balza all’occhio un fatto da cui origina tutta una serie di problemi: l’Italia ha un sistema che cura tutti i cittadini gratis, però per farlo non destina alla sanità risorse sufficienti. Spendere per la salute solo il 6% (contro l’11, 7 della Germania e l’!11,2 della Francia) del Pil significa vanificare il principio universalista su cui si fonda il SSN. Pensare di curare tutti senza investire i soldi necessari è come fare le nozze coi fichi secchi.

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5 Comments

  1. Emilio Frasson
    Emilio Frasson Novembre 30, 2020

    Condivido in toto eppure qualche precisazione ci sta. La Legge istitutiva del Servizio sanitario 833/78 Ministro Tina Anselmi Presidente del Consiglio Giulio Andreotti nasce su richiesta perentoria del PCI alleato di Governo. La legge f fatta in pochissimo tempo prendendo da GB e Francia, prima di allora le richieste pressanti del PSIfurono sempre deviate con la motivazione: chi paga? Andreotti pure pensava “chi paga” ma non voleva darla facile a Berlinguer, era certo che era pretestuosa. Per far saltare il Governo di “compromesso storico” che il predetto Berlinguer non reggeva più (era il tempo dell’assassinio Moro, delle BR attivate dall’ala militare del PCI, della “spallata”). Questo per non dimenticare mai come e perché fu fatta la Riforma. Che ha dato enormi risultati positivi salvo l’esplosione del debito pubblico. Alla riforma furono fatte alcune revisioni non completamente azzeccate (Legge 502/92) ma le Regioni del nord Lombardia, Veneto Emilia Romagna, seppero metter mano con in telligenza recuperando ulteriori risultati. Ora, dopo COVID, bisognerà rimettere mano perché nulla sarà più come prima. Alcuni socialisti stanno lavorando ad un canovaccio che dovrà essere condiviso, emendato, approfondito. Ci interessa poterlo discutere con voi.

    • Paolo Danieli
      Paolo Danieli Dicembre 3, 2020

      Gentilissimo Frasson, ho letto con molto interesse il suo commento che denota una grande conoscenza della politica che è poi storia. La prima cosa da fare post Covid sarà quella di non trattare più la sanità da Cenerentola. Il rapporto col Pil va aumentato almeno ai livelli della Francia o della Germania. Se non ce la facciamo si può pensare, come L’Officina ha già proposto in passato, a stabilire una franchigia per le spese minimali. Facendo pagare una scatola di antibiotico che costa sui 10 euro a milioni di persone si reperiscono fondi per sostenere le spese sanitarie che ti salvano la vita. Fatto salvo il principio universalista e l’assistenza ai poveri ( che saranno sem
      pre di più).

  2. Renzo
    Renzo Novembre 30, 2020

    Penso che non sia equanime concedere l’assistenza gratuita in egual misura ai poveri e ai ricchi, si obbietterà che siamo tutti uguali, no, siamo tutti uguali nella sofferenza e non lo siamo nell’affrontare le spese, gli oneri, la burocrazia che deriva dalla malattia, l’assistenza gratis per un multimilionario equivarebbe ad una tazza di caffe, mentre per un pensionato è una risorsa indispensabile, lo dimostra il fatto che quattro milioni di pensionati rinunciano alle cure per mancanza di denaro, se i facoltosi partecipassero in percentuale sulla base del reddito alla spesa sanitaria, renderebbe meno oneroso e piu accessibile l’assistenza per i meno agiati o addirittura eliminerebbe la rinuncia alla cura, con questo atto non ci sarebbe nulla di male anzi un’azione di affetto e senso civico atta ad anullare un’ingiustizia sociale, naturalmente questo atto dovrebbe essere preceduto da un’altro atto cioè eliminare gli sprechi ed i premi per gli obbiettivi raggiunti dai funzionari della sanità, in quanto non ci sono premi che tengano finche ci saranno liste d’attesa chilometriche e quattro milioni di poveri che rinunciano alle cure per mancanza di soldi, per il resto concordo in toto.

  3. Paolo Danieli
    Paolo Danieli Dicembre 3, 2020

    Caro Renzo, se leggi la risposta che ho dato sopra e alcune Lettere Politiche scritte in tempi non sospetti potrai verificare che il nostro pensiero coincide. Si potrebbe attuare mediante una franchigia per le spese più basse. Risparmiare 10 euro su milioni di acquisti di medicinali che troppe volte rimangono nel cassetto fino a scadere, significa reperire risorse ingenti. Bisogna avere il coraggio di proporlo. Ma i partiti , anche del centrodestra, che si sono accodati alla vergognosa demagogia dei grillini sul taglio del parlamentari e dei vitalizi per paura di perdere voti, avranno il coraggio di farlo?

  4. Manlio Montagna
    Manlio Montagna Marzo 5, 2021

    Ho letto solo ora l’articolo. Vorrei commentare che nel 78, quando fu istituito il SSN, la Banca d’Italia acquistava i titoli di stato ,specie se invenduti al pubblico ,quindi non c’era il debito pubblico alto. Quando nel 1982, con una semplice telefonata tra di loro, scavalcando il parlamento ed il governo, Ciampi, della banca d’Italia e Beniamino Andreatta, ministro del Tesoro decisero che la banca centrale non avrebbe più comprato titoli pubblici, lo stato italiano fu costretto a venderli solo sul mercato, e da allora per questo motivo il debito pubblico è schizzato. Inoltre i politicanti successivi decisero che il SSN era formato da ” aziende ” che come tali dovevano produrre utili. L’obiettivo divenne il bilancio, e non la salute dei cittadini e quindi tagli e tagli e riduzione di posti letto e di servizi. Ora, allo stato attuale delle cose, parlare di aumentare il bilancio della sanità , è una baggianata , a meno che non si vogliano definanziare altri settori, come pensioni ed opere pubbliche. I politici, di dx e di sx. fanno finta di non capire che senza sovranità monetaria ed una banca centrale che svolga il proprio lavoro, queste sono solo parole al vento .

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