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Immigrazione e consumismo

Lettera Politica N. 594

L’esodo biblico proveniente dal continente africano distinguerebbe gli italiani tra persone perbene e persone “permale”. Le persone perbene, struca, struca, sono per l’accoglienza; mentre quelle “permale”, per il respingimento. Ricordare che tra le persone perbene c’è Salvatore Buzzi delle cooperative romane di Mafia Capitale sarebbe come “sparare sulla Croce Rossa”.

Merita anche tenere presente che la presidente della Camera, Laura Boldrini, mentre esaltava a muso duro l’accoglienza, la solidarietà, il volontariato, veniva invitata dalla sua addetta stampa con un; “sorridi!” ( e la sventurata sorrise); verrebbe allora da dirle: “Ciak si gira”.

Questo fiume inarrestabile di migranti viene in Italia, in Europa, non per fame di pane. Ma per fame di consumi. Questi poveri disgraziati non resistono al richiamo della sirena mediatica delle tv satellitari che presentano l’Occidente come una sorta di paradiso terrestre. La grande finanza nord americana , che a casa sua tiene i reticolati ai confini col Messico, pretende di tenere le porta spalancate a casa nostra. La rivoluzione copernicana di non controllare più le fonti di produzione (le colonie) ma le fonti di consumo (i mercati), era stata, assieme alla necessità di dismettere un impero (Gran Bretagna) e al tempo stesso di riprendersi dalla crisi del 1929 (Stati Uniti), tra le ragioni dell’intervento nell’ultima guerra da parte degli “Alleati”.

Solamente in Italia, tra morti e, in quest’ultimo anno, abbiamo un saldo negativo di centomila unità. Più diminuisce la popolazione, più diminuiscono i consumi. Meno bocche da sfamare, meno polpette di carne Mc Donald’s. Calo della popolazione? Meno Nike, meno Timberland. L’economia tradizionale italiana ed europea era fondata sul risparmio e sull’investimento (cosiddetto “mal della pietra”), poi è stata soppiantata dall’economia nord americana fondata sul consumo e sulla spesa ( spendo, ergo sum!).

Prima avevamo Gheddafi che bloccava l’accesso dei migranti nel Mediterraneo, ma l’allora ministro della Difesa, Ignazio La Russa, tradiva Gheddafi e l’Italia (avevamo firmato un trattato d’amicizia la mattina, per sospenderlo il pomeriggio…) per difendere gli interessi francesi contro gli interessi italiani.

Sarebbe ora sufficiente un cordone navale (che respinga, non che spari) di fronte alle coste libiche e da lì non salperebbe più nemmeno un canotto. Ma sarebbe un atto di guerra, strillano le persone perbene. Scusate, persone perbene, non basterebbe chiamarlo “missione umanitaria” come si è fatto in Afghanistan, in Iraq, in Serbia e in mille altre circostanze ( dove per fare gli interessi Usa abbiamo massacrato migliaia di innocenti) e il problema-guerra sarebbe bello e  risolto?

Se poi, oltre ai muscoli, usassimo anche il cervello, si potrebbe lanciare (sempre con le tv satellitari) un messaggio di segno contrario al richiamo delle sirene consumistiche, educando quelle popolazioni, in procinto di migrare, a starsene a casa loro e insegnando loro che è preferibile vivere cento anni scalzi piuttosto che un giorno con le suole rosse delle “Christian Louboutin” ai piedi, prostituendosi lungo una strada.

Luigi Bellazzi

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