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La guerra indiana di Obama

Lettera Politica N. 650

Negli Usa la considerazione dei “Pellirosse” o “Indiani” o “ Native Americans” è passata dagli “Indiani carogne” di “Ombre rosse” agli “Indiani” buoni di “Balla coi lupi”. E oggi pur buoni, non sono inclini a farsi spossessare dei loro diritti.

Il fatto: una compagnia di estrazione del petrolio dagli scisti bituminosi del Nord Dakota ha progettato un oleodotto di 1.172 miglia per portare il greggio da lì alle raffinerie dell’Illinois. Un giocattolo da 3,8 miliardi di dollari.
Ma, c’è un ma. L’oleodotto passa a 1 km dal confine della riserva dei Sioux Standing Rock, attraversa un vecchio campo di sepoltura indiano, terreno sacro, e passa sotto il fiume Missouri e vicino ad un lago dalle acque dei quali dipende la vita dei Sioux.
Un’avaria all’oleodotto con il versamento di petrolio nel Missouri o nel lago decreterebbe per loro l’impossibilità di vivere nelle loro terre.
Così, appena saputo del progetto, hanno cercato di attaccare legalmente l’opera, ottenendo una sospensione dei lavori in attesa della pronuncia della locale magistratura e del Genio Militare. Ma entrambe le pronunce di tali enti sono state incerte: il Genio Militare affermando che l’opera non contrasta con le norme esistenti e la magistratura, con un cerchiobottismo da fare invidia ai nostri tribunali, affermando che sì, era probabile che i Standing Rock Sioux avrebbero potuto avere dei danni, ma non avevano fornito prove di tali danni.
Risultato: la società dell’oleodotto rimette in moto ruspe ed escavatori. I Sioux non si danno per vinti e siccome oggi sono i buoni di “Balla coi lupi”, anziché dissotterrare l’ascia di guerra, adottano una tecnica gandhiana. Uomini, donne, bambini, giovanotti che cavalcano “ a pelo” si mettono sul percorso degli escavatori e cominciano a pregare. Arrivano fino alle rive del Missouri e con una preghiera collettiva benediscono le acque, pregano le loro divinità, accendono il fuoco nel “cerchio sacro”. Qualche “guerriero” si incatena ai macchinari, ma soprattutto con i moderni mezzi di comunicazione informano di ciò che sta succedendo le altre tribù dell’enorme territorio degli Stati Uniti e del Canada. Solo il tempo di convocare i consigli tribali e i “ Native Americans” danno tutti il loro appoggio ai Standing Rock Sioux, mandando i loro rappresentanti. Vengono alzati teepees, fumate pipe della pace anche fra tribù storicamente in conflitto e stesi al vento i vessilli delle tribù partecipanti. In poco tempo su circa 500 etnie tuttora esistenti, oltre 250 decidono di stare con i Standing Rock Sioux. Nomi che ci ricordano i film della nostra giovinezza: i Cheyenne Arapaho, i Navajo Cheyenne, i Seminole, i Lakota Siuox, i Pueblo, gli Osage, gli Iowa…. Altre tribù si uniscono al ritmo di dieci ogni giorno tanto che il villaggio indiano che si è formato conta ornai alcune migliaia di abitanti.
Una vera e propria guerra indiana che il Nobel per la pace Obama non poteva permettersi, specie in questo momento elettorale. Oltretutto nel 1999 era venuto proprio qui a dichiarare loro la sua amicizia. Così il governo centrale scende in campo e decide con un documento firmato congiuntamente dai Dipartimenti della Giustizia, dell’Esercito e degli Interni che “ …argomenti importanti (sono) portati dalla tribù degli Standing Rock Siuox e dalle nazioni tribali e dai loro componenti circa l’oleodotto ….Richiediamo che l’ oleodotto venga volontariamente sospeso, così come ogni attività di costruzione nell’area di 20 miglia ad est e ad ovest del lago Oahe.”
I “Native Americans “ hanno vinto questa nuova battaglia incruenta del “little Big Horn” .
Davide (per ora) ha vinto Golia. Ma, come si sa, gli Indiani credono che l’uomo bianco “parli con lingua biforcuta”. Lo ha detto il portavoce dei Lakota “ Sitting Boar ” (Orso Seduto): “Vigileremo sui nostri diritti”.

Giorgio Maria Cambié

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