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La Lobby Gay

Lettera Politica N. 612

Uno studio scientifico pubblicato un anno fa, che ha subito fatto il giro dei quotidiani internazionali, ha sostenuto che per far approvare il matrimonio omosessuale basterebbe una conversazione con un attivista omosessuale, la cui esperienza sarebbe in grado di influenzare positivamente le opinioni, rendendole durature anche oltre un anno. La tesi di fondo è che le obiezioni alle istanze Lgbt (Lesbo/Gay/Bisex/Trans) sono ideologiche e istintive, tanto che basta poco per cambiarle.

I quotidiani lo hanno promosso come il più grande studio “pro-gay”, ed effettivamente gli studiosi lo hanno presentato tramite la nota retorica. Tuttavia,qualche mese dopo la pubblicazione sulla rivista Science, uno dei due autori, Donald Green, ha ritrattato le conclusioni accusando l’altro autore, Michael LaCour, di aver falsificato i dati: «Sono profondamente imbarazzato da questo stato di cose e mi scuso con gli editori, revisori e lettori di Science», ha detto.
Nonostante il rilevamento di numerose inesattezze da parte di altri scienziati,
l’articolo è stato comunque pubblicato sulla nota rivista scientifica. La Cour rischia ora di essere perseguito per frode scientifica.

Non è certo una novità, già nel 1994 una ricerca sul Journal of Divorce &
Remarriage ha analizzato i dati di letteratura pubblicati sulla genitorialità
omosessuale e dei suoi effetti sui bambini. I ricercatori hanno concluso: «Ogni
studio è stato valutato secondo gli standard accettati della ricerca scientifica, la scoperta più impressionante è stata che tutti gli studi mancavano di validità esterna e non un singolo studio rappresentava la sub-popolazione di genitori omosessuali. Solo tre studi hanno soddisfatto gli standard minimi di validità interna mentre gli undici restanti hanno mostrato minacce mortali alla validità interna. La conclusione che non vi sono differenze significative nei bambini allevati da madri lesbiche rispetto a madri eterosessuali non è dunque supportata dalla ricerca scientifica». Hanno inoltre aggiunto: «Un altro limite reciproco di molti degli studi è stato quello già identificato da Rees (1979), vale a dire, il desiderio politico e
giuridico “di presentare una felice e ben regolata famiglia lesbica al mondo”» (p.116).
Per non parlare del fatto che la maggior parte degli studi a favore della genitorialità omosessuale sono stati realizzati dalla principale ricercatrice dell’American Psychological Association, Charlotte Patterson, attivista LGBT, già condannata da un tribunale della Florida di falsificazione dei dati: «l’imparzialità della Dr.Patterson», ha sentenziato la Corte, «è venuta in discussione quando prima del processo si è rifiutata di consegnare ai suoi legali le copie della documentazione da lei utilizzata negli studi. Questa corte le aveva ordinato di farlo ma lei ha unilateralmente rifiutato, nonostante i continui sforzi da parte dei suoi avvocati di raggiungere tale scopo. Entrambe le parti hanno stabilito che il comportamento della dr.essa Patterson è una chiara violazione dell’ordine di questa Corte. La
dr.Patterson ha testimoniato la propria condizione lesbica e l’imputata ha
sostenuto che la sua ricerca era probabilmente viziata dall’utilizzo di amici come soggetti per per la sua ricerca. Tale ipotesi ha acquisito ancora più credito in virtù della sua riluttanza a fornire i documenti ordinati» (1997, JUNEER, Petitioner v Floyd P. Johnson, p. 11).

Nel 2012 Loren Marks della Louisiana State University ha analizzato i 59 studi citati dall’American Psychological Association (APA), secondo la quale i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eteorsessuali, rilevandone l’inconsistenza dal punto di vista scientifico: manca il campionamento omogeneo, c’è assenza di gruppi e di caratteristiche di controllo, i dati sono spesso contraddittori, la portata degli esisti è limitata e si rileva scarsità dei dati a lungo termine, e manca il potere statistico.
Nel 2008 un altro studio peer-review ha rilevato che nella maggior parte della
letteratura scientifica a favore della non differenza tra bambini cresciuti con genitori omosessuali ed eterosessuali, sono stati soppressi o oscurati potenziali risultati negativi. «Inoltre», è stato aggiunto, «numerosi fattori avversi sono emersi dalla rianalisi dei dati».

Infine, nel 2001 uno studio dell’University of Southern California ha rilevato che decine di studi su bambini cresciuti da genitori gay sono stati falsificati per ragioni politiche, in modo da non attirare le ire degli attivisti omosessuali o incoraggiare la retorica anti-gay. Gli autori della ricerca, i prof. Stacey e Biblarz, hanno infatti suggerito che molti studiosi temono che evidenziando le differenze potrebbero fare uno sgarbo alle associazioni Lgbt permettendo agli oppositori della genitorialità gay di utilizzare i dati scientifici a sostegno delle loro posizioni.
Tanti parlano di lobby Lgbt, a guardare tutto ciò vien proprio da pensare che non solo esista ma che abbia ormai preso legami di pressione con ogni settore
importante della società. Comunità scientifica compresa.

Roberto Gallo

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3 Comments

  1. OfficinaAdmin
    OfficinaAdmin Gennaio 4, 2016

    L’analisi di Gallo è perfetta. Anche i più distratti non possono non chiedersi come mai in tutta Europa e in occidente, contemporaneamente, i media si occupano ed enfatizzano una situazione che esiste da quando c’è l’uomo sulla terra? E’ evidente che c’è una pressione, diciamo culturale, ma forse è qualcosa di più, per enfatizzare il problema dell’omosessualità o dei disturbi dell’identità sessuale proponendo mode, modelli comportamentali e teorie tendenti a creare confusione su un dato che non ha deciso l’uomo, che non dipende dalle maggioranze parlamentari ne può essere oggetto di referendum: esiste il maschile e il femminile. Lo ha stabilito la natura. Se fino a qualche decennio fa qualcuno avrebbe potuto giocare a rimescolare le carte con trucchetti e teorie bislacche, ora c’è il Dna: cromosomi xx = femmina; cromosomi xy = maschio! Il resto sono chiacchiere. Questo con il massimo rispetto di coloro che sono omosessuali e dei loro diritti e di coloro che non si sentono a loro agio nel loro corpo.

  2. Giovanni Saoncella
    Giovanni Saoncella Gennaio 5, 2016

    Nella mattinata di sabato 21/10 ho partecipato al convegno organizzato da l’Officina sul tema dell’omosessualità.
    I relatori (mi scuso, non ricordo i nomi) hanno esposto con competenza le loro convinzioni ma ho avuto l’impressione che fossero più attenti a stigmatizzare l’atteggiamento omosessuale che a cercarne una spiegazione. Mi rammarico che, per motivi di tempo, non si sia aperto un dibattito con i presenti.
    Non so cosa preveda, nel merito, la proposta di legge in discussione, ma credo che l’omosessualità debba essere capita nella sua essenza; non è una malattia, una patologia, … una disgrazia, può essere considerata un’aberrazione nel senso che è una deviazione dalla norma voluta però, da madre natura.
    L’omosessualità è presente in tutti gli esseri viventi: insetti (ad eccezione degli afidi, ma l’argomento dovrebbe essere trattato a parte), uccelli e mammiferi e da uno dei diversi studi condotti su alcune specie di muridi sembra, peraltro, rispondere a motivazioni rigorosamente logiche ed indiscutibili.
    Si è osservato che in una comunità di topi l’omosessualità si manifesta, normalmente, in una bassa percentuale degli individui, ma se il territorio a disposizione della comunità viene via via ristretto, tale percentuale aumenta in modo considerevole il che ci autorizza a pensare che se madre natura valuta che non sussistano le condizioni per la sopravvivenza, in un determinato territorio, di un numero di individui superiore all’esistente, ricorre ad un metodo particolare di controllo delle nascite: l’omosessualità.
    Il sistema è particolarmente raffinato perché non turba ne sopisce il desiderio sessuale, che sta alla base della procreazione, ma, semplicemente, lo devia per ridurre le nascite. Quando saranno superate le condizioni avverse si rientrerà facilmente nella normalità.
    Secondo me non si tratta di condividere o meno l’omosessualità in quanto è parte di noi, fa parte della specie umana, è nel nostro corredo genetico. Non so se il comportamento dei topi possa essere trasferito “tout court” agli esseri umani, ma è certo che la natura è meravigliosamente imprevedibile nell’escogitare sistemi di tutela e salvaguardia delle sue creature.
    Mi viene in mente una situazione osservata in Inghilterra. La Biston betularia è una farfallina ben presente nel Regno Unito, l’adulto ha una livrea marmorizzata in diverse sfumature di grigio
    che si mimetizza perfettamente con la corteccia delle betulle sulle quali
    abitualmente vive.
    Gli entomologi avevano osservato che ogni tanto nasceva un individuo completamente nero che, sulla chiara corteccia delle betulle, diventava facile preda degli uccelli e non sapevano spiegarsi la funzione di questi individui “diversi”.
    Verso la fine dell’ottocento, con l’avvento della rivoluzione industriale, la fuliggine che fuoriusciva dalle ciminiere si posava anche sulla corteccia delle betulle che assumevano, di conseguenza, una colorazione grigio scura e la betularia chiara risultava più visibile ai predatori della nera. La specie è sopravissuta grazie agli individui neri che si sono moltiplicati ben più dei
    bianchi, che non sono però scomparsi, ci sono ancora! in attesa, magari, che l’ambiente ritorni più … pulito. Se non riusciamo a comprendere bene certe manifestazioni di madre natura non disprezziamole, non rifiutiamole, accettiamole con umiltà. Il filosofo Tizio, il professor Caio, od il politicante Sempronio, possono dire quel che vogliono nel merito, ma se non hanno capito le intenzioni di madre natura, meglio farebbero a starsene zitti!
    Non vi è dubbio che gli eterosessuali debbano rispettare gli omosessuali che, a loro volta, devono fare lo stesso nei confronti dei primi. Non giustifico certe manifestazioni, tipo “orgoglio gay” dove ti sbattono in faccia, con provocante arroganza, la loro diversità quasi a volerla imporre come valore assoluto.
    Ritengo che sia giusto riconoscere determinati diritti sociali alle convivenze omosessuali ma questo non vuol dire che si debbano equiparare alle coppie eterosessuali perché lo scopo, la funzione, l’obiettivo sono completamente diversi (checché ne dica Helton John!).
    Giovanni Saoncella
    

  3. maurizio ragno
    maurizio ragno Gennaio 18, 2016

    Caro Paolo
    un solo e piccolo MICRO commento. La natura ha le sue leggi e le ha dettate DA SEMPRE, gli uomini in SUBORDINE hanno scritto le loro, l’OMOSESSUALITA esiste in NATURA da SEMPRE, sono d’accordo a mettere IN ORDINE la sua esistenza per un buon vivere CIVILE, per il resto la penso come DOLCE&GABBANA.
    NOOOOOOOOOOOOOOOOOO all’utero in affitto
    Maurizio Ragno

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