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La tetta

Lettera Politica N. 631

Non c’è niente di peggio dei problemi che s’incancreniscono. Quello dell’autonomia del Veneto si pone da 36 anni e non ha ancora trovato una soluzione.
La “questione veneta” nasce nel 1980 quando viene fondata la Liga Veneta di Tramarin, Girardi, Rocchetta, Beggiato e Marin, che ebbe anche un rappresentanza parlamentare.
Nel 1989 la Liga si fonde con quella Lombarda per dar vita alla Lega Nord. La “questione veneta” viene inglobata nella più ampia “questione settentrionale”, seguendo l’impostazione “cantonale” del prof. Miglio. Egli disegna un’Italia divisa in macro-aree, di cui quella settentrionale, definita Padania, diventa il nucleo centrale di diverse declinazioni della politica leghista, dal federalismo alla confederazione, dalla secessione all’autonomismo.
L’unica risposta delle istituzioni alle istanze autonomiste è la “Devolution”, la riforma della Costituzione varata nel 2005 dal centrodestra, che però viene bocciata nel referendum del 2007. Risultato: dopo 36 anni siamo al punto di partenza. Con l’aggravante che Renzi, per comodità sua e delle oligarchie cui risponde, sta attuando un’involuzione centralista e autoritaria.
E la “questione veneta” si incancrenisce in quanto tutti i problemi che la sostengono si sono aggravati. Essi sono l’oppressione fiscale, un enorme gap fra il peso economico e quello politico, lo sbilanciamento fra gettito fiscale e trasferimenti statali e una sostanziale mancanza di rispetto per l’identità veneta che potrebbero trovare sbocchi diversi da quelli conosciuti finora.
E’ in questa cornice che bisogna inquadrare la richiesta di referendum per l’autonomia speciale del Veneto, il cui esito favorevole è scontato e sarebbe un importante passo avanti.
Chi pensa che sia inutile perché Roma non concederà niente e che siano 14 milioni buttati via sbaglia. Che sia interesse di Roma non concedere lo statuto speciale lo sappiamo tutti. Come sappiamo che i nostri soldi fanno molto comodo per rinunciarvi anche se solo in parte. Ma proprio perché i soldi sono i nostri il referendum va fatto, sia che lo si faccia pagare alla Regione sia che lo si celebri a ottobre assieme a quello sulla riforma costituzionale.
Cosa che il governo non lo vuole con la scusa che i due quesiti sono antitetici. Ma questa è l’ammissione implicita che la riforma costituzionale di Renzi è contro l’autonomia. E basterebbe solo questo per votare un bel NO. A meno che uno non sia d’accordo nel continuare a essere la tetta da succhiare.

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2 Comments

  1. Amici di cani
    Amici di cani Maggio 15, 2016

    E’sempre un piacere leggere i suoi articoli ed anche incontrarla.
    Lei ha “ragionissima”. !!!!
    Buona domenica
    Anna Balanza De Massari

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