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L’elastico s’è rotto

Lettera Politica N. 656

L’han tirato, tirato tirato… e poi tac: l’elastico s’è rotto. Nè poteva essere altrimenti. Il mondo è regolato da leggi immutabili. L’uomo non le può cambiare. Neanche il più potente. Ciò vale per la biologia, per la fisica e anche per la politica.
Dopo la caduta del Muro s’è instaurato il dominio del “politically correct”, del Pensiero Unico, espressione di un’oligarchia internazionale convinta di non avere più ostacoli alla realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale, una sorta di stato del Grande Fratello dove una cupola di pochi avrebbe il controllo dell’intero pianeta attraverso la globalizzazione e tutto quel che ne consegue.
Lorsignori pensavano di continuare a raccontare la favola dello sviluppo indefinito, mentre il mondo è un sistema finito, e di poter impunemente distruggere stati, sfilare sovranità ai popoli, deprivarli e annullare conquiste sociali. Avevano perfino iniziato, per realizzare il loro disegno, ad abolire le identità, finanche quella sessuale. E convinti che una menzogna ripetuta tante volte diventa realtà, a chi non trova lavoro o non arriva a fine mese a causa della globalizzazione avevano continuato a raccontare la storia dello spread, del fiscal compact, del rating.
A un certo punto la gente ha capito l’imbroglio e si è stufata. La prima botta è stata Brexit. La seconda, Trump. Un “uno-due” che per la prima volta in questo primo scorcio di secolo segna una battuta d’arresto del processo di globalizzazione. L’affermazione in Europa dei movimenti euroscettici, sovranisti e identitari, chiamati dispregiativamente “populisti” dai media asserviti al potere, unita alla presa di coscienza del popolo americano che ha eletto Trump, può essere l’inizio di una nuova fase storica in cui i popoli riprendono in mano il loro destino.
Il referendum in Italia e le elezioni presidenziali in Francia sono l’occasione per mettere al tappeto i lacchè del potere mondialista che ci governa. Adesso sì che l’Ue comincia a vacillare. E il vento che s’alza negli States e in molte parti d’Europa potrebbe spazzare via da un momento a l’altro tutti i fantocci del potere. In particolare Renzi, esempio vivente di disprezzo per la democrazia, che l’establishment ha preso di peso dal municipio di Firenze per insediarlo a Palazzo Chigi senza un voto di consenso popolare. Il NO al referendum è, prima d’ogni altra cosa, il segnale che anche in Italia, come in Inghilterra e in America, l’elastico s’è rotto.

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3 Comments

  1. giuliana
    giuliana Novembre 15, 2016

    caro Danieli
    ti rispondo con una strofa di una canzone bellissima, il canto delle Paludi, una canzone cantata dai soldati della resistenza tedesca:

    “…Ma un giorno nella nostra vita
    la Primavera rifiorirà.
    Libertà, Libertà corre
    io dirò: tu sei in me.”

    Il vento sta cambiando, e si comincia a sentire un profumo diverso, di buono e non di marcio.
    Laggiù, in fondo al tunnel, una luce avanza. Io la sto aspettando, con molta gioia.

  2. Claudio Zanasi
    Claudio Zanasi Novembre 16, 2016

    Vorrei essere più ottimista, ma è ancora presto per cantar vittoria. I loro punti di forza sono:
    l’ignoranza delle persone e il servilismo interessato della classe dirigente. Oltre naturalmente alla infinita dispoibilità economica…

  3. Saoncella Giovanni
    Saoncella Giovanni Novembre 18, 2016

    Vorrei avere il necessario ottimismo per vedere il futuro così come dipinto dal nostro Senatore; condivido la sua diagnosi sui recenti accadimenti ma ritengo la prognosi una … chimera.
    Non è da ieri che parliamo di poteri occulti, di politici lacché, dei rischi della globalizzazione, di economia demenziale, … ma pur essendo convinti di quanto sopra non siamo riusciti e non riusciamo a dimostrare nulla, non riusciamo a coinvolgere le persone, non sappiamo argomentare compiutamente, non sappiamo essere credibili; possiamo pur dire che gli altri sbagliano! ma facciamocene una ragione, sbagliamo anche noi perché non sappiamo convincere! Se è vero, come credo sia, che “il tutto” ruota attorno all’economia, allora dobbiamo capire, dobbiamo essere in grado di spiegare e criticare; chi dice che uscire dall’Europa sarebbe un disastro, o che sarebbe un disastro stare in Europa, senza motivarne il perché, non è una persona che sa, è solo una persona che parla.

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