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Verona: la chiave per uscire dalla marginalità

Lettera Politica N. 214

In Veneto tutto il potere è concentrato nel triangolo Venezia-Padova-Treviso e Verona è marginalizzata: una situazione squilibrata che si traduce in minori finanziamenti e nella “disattenzione” del governo regionale.
Verona però è centrale in un’ottica più ampia, crocevia dei corridoi di comunicazione nord-sud ed est-ovest e centro geo-politico di una delle aree più produttive d’Europa (la Regione del Garda) comprendente le province di Trento, Bolzano, Brescia, Mantova e Vicenza (4,5 milioni di abitanti). Tale visione travalica gli schematismi regionali e va a creare degli assi-cerniera fra province a loro volta marginalizzate nelle rispettive regioni, cosa che può solo essere utile alla coesione nazionale.
La marginalizzazione regionale di Verona e la conseguente perdita di ruolo dev’essere il tema in testa all’agenda politica. Non impegnarsi su questo tema significa avvallare detto squilibrio.
Verona deve riprendersi il ruolo conferitole dalla geografia e dalla storia di capitale della “regione del Garda” a partire delle aggregazioni geo-politiche ed economiche che esistono nella realtà. Si tratta di prendere atto di ciò che è nell’ordine delle cose e che è percepito come esigenza dagli operatori economici, dagli amministratori e dagli stessi cittadini.
La realtà non può che andare in questo senso. La politica non può ignorarlo nell’interesse di tutti. Lavorare al riequilibrio di questa situazione significa lavorare per l’interesse di tutti perché armonia e giustizia sono le premesse per qualsiasi forma di sviluppo.
E non si tratta di fare nessuna rivoluzione, ma di acquisire una visione complessiva del mosaico e cominciare a comporne le tessere.

Un primo passo è stato fatto con la fusione AGSM-AIM, fra Verona e Vicenza, allargabile alle “sorelle” di Trento e Bolzano, e magari anche di Mantova, aggiungendo un’altra tessera del mosaico di cui fa già parte un’ importante istituzione finanziaria, la Fondazione Cassa di Risparmio, che rappresenta i territori di Verona, Vicenza e Mantova.

Tale processo non può prescindere dalla Fiera, una delle quattro più importanti d’Italia. Il mercato globalizzato impone di aggregazioni. Quella con al Fiera di Vicenza sarebbe la più naturale. E s’aggiungerebbe un’altra tessera del mosaico
In quest’area un’importantissima voce del Pil è il turismo. Il Garda, che bagna le province di Verona, Brescia e Trento, vive di turismo, che è importantissimo per le province di Trento e Bolzano, per le città d’arte come Verona e Mantova. Le Olimpiadi 2026, con il coinvolgimento delle Dolomiti e la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, sono un’ imperdibile occasione.
Anche l’Università di Verona è un importante fattore di coesione della “regione del Garda”. Sinergie sono possibili con Vicenza e Mantova, che non hanno un loro ateneo, e con le Università di Trento e Brescia. Ci sono solide basi culturali sulle quali costruire, a cominciare dalla Fondazione Arena, che gestisce il più grande teatro del mondo. Ma c’è anche un grande patrimonio culturale da valorizzare diffuso su tutto questo territorio.

Ma il più potente fattore che può innescare l’integrazione delle province di Verona, Trento, Vicenza, Mantova, Brescia, Bolzano, estensibile anche a quelle di Cremona e Rovigo è l’Aeroporto di Verona. In verità gli scali sono due, perché c’è anche quello di Brescia Montichiari, della stessa proprietà, complementari l’un l’altro, in quanto il primo imperniato sul traffico passeggeri, il secondo sulle merci. Un polo aeroportuale “a due teste” con bacino d’utenza una delle zone più produttive del mondo, ad alto tasso di scambio di persone e di cose, in posizione strategica fra il Nord-est e il Nord-ovest, a cavallo dei confini di Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige, allo sbocco dell’asse del Brennero sul quale passano tutti i traffici fra il Mediterraneo e l’Europa Centrale, accanto al Quadrante Europa, uno dei centri logistici più importanti d’Italia.
A causa di cattive gestioni era stato dato in mano improvvidamente alla società che gestisce l’aeroporto di Venezia che si è ben guardata dal fare i necessari investimenti perseguendo obiettivi opposti alla sua crescita. Ed è stato affossato. Ora però il suo rilancio è indispensabile se si vuol avviare la ripresa post-pandemia dell’area di cui è riferimento naturale. Le condizioni geo-politiche ci sono tutte. E non manca neanche chi vorrebbe investire su quello che può diventare uno dei più grandi aeroporti italiani. Basta la volontà politica. Ed una visione che spinga lo sguardo oltre il limite angusto dell’interesse particolare.

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4 Comments

  1. Attilio Zorzi
    Attilio Zorzi Aprile 1, 2021

    Questa dovrebbe essere la linea politica di ogni amministrazione veronese, poichè lo scopo di tali scelte strategiche è il bene di Verona e la valorizzazione della Regione del Garda, della quale Verona e la sua provincia sono il fulcro.
    Oggi, se si vuole davvero rispondere alle esigenze di cittadini, imprese e turisti bisogna muoversi su queste tre colonne portanti: infrastrutture, ricerca e sinergie.
    Il tutto ovviamente dovrebbe avere come perno naturale la città di Verona e la sua classe dirigente, che dovrebbe cogliere questa non semplice sfida, che però è fondamentale per il futuro del nostro territorio.
    Sono convinto che possiamo essere in tanti disponibili a lavorare su questi temi a favore della nostra città.

  2. Francesco Lonardi
    Francesco Lonardi Aprile 1, 2021

    Complimenti per l’analisi molto esaustiva, Paolo. Sapevo già della cattiva gestione del Catullo, ma non di quella del Quadrante Europa. Insomma, stanno facendo di tutto per non fare sì che la Regione del Garda possa non esprima nemmeno la metà del suo potenziale!

  3. Benito Massimo Cavazzana
    Benito Massimo Cavazzana Aprile 2, 2021

    Calibrata e profonda analisi economica e sociale , bene Paolo . Abitiamo nel punto più strategico d’Italia , già gli Asburgici l’avevano capito fortificando il territorio come non si era visto mai , abbiamo la fortuna di possedere la gallina dalle uova d’oro , il tratto d’autostrada Serenissima Brescia -Venezia è la più redditizia arteria di comunicazione di tutta l’Europa , il nodo Verona Brennero è il punto focale dell’ 61% dei traffici commerciali di tutta l’Italia . Se dovessimo aggiungere anche un sistema aereoportuale del Garda efficente , Verona farebbe bingo.

  4. Emilio Frasson
    Emilio Frasson Aprile 4, 2021

    Ottimo articolo. La marginalità di Verona è storica. Leggete Schei in fumo di Palmieri. Non credo sarete in grado di emanciparvi, è appena conclusa la vicenda delle Assicurazioni col disastro totale, dopo quella delle banche. Ora sull’aereoporto anziché pretendere un vostro uomo o donna alla leadership sostenuto da un gruppo coeso vi affidate al più interessato al vostro fallimento. Il male di Verona è il male del Veneto. Dappertutto sono selezionati “i peggiori al potere”. Sono fallite le banche anche a treviso, a Venezia non c’è più industria (fra poco morirà anche quella turistica) Padova e Vicenza tracheggiano nella mediocrità e non si vede né gruppi o classi dirigenti impreditoriali né politiche. Auguri non solo di buona Pasqua.

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